Cosa Vedere Nel Salento Dell’Entroterra.

cosa vedere nel salento dell'entroterra
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Stai per partire alla volta del tacco dello stivale e non sai ancora cosa vedere in Salento?
Vorresti concederti qualche giorno di relax ma anche visitare luoghi meno conosciuti e lontano dalla pazza folla estiva?
Questo è l’articolo che fa al caso tuo: scopri con noi cosa vedere nel Salento dell’entroterra!


Tutti sappiamo che Salento è sule mare e jentu.
Tutti sappiamo che i luoghi più visitati del Salento sono quelli vista mare: Gallipoli, Porto Cesareo, Otranto.
Pochi invece conoscono l’entroterra salentino: i luoghi più belli da visitare spostandosi di pochi chilometri dalle spiagge affacciate sul Mar Ionio e sull’Adriatico.

Oggi, se ancora non li conosci, scoprirai cosa vedere nel Salento lontano dai soliti percorsi turistici.
Faremo un itinerario un po’ strano, particolare, che si snoderà soprattutto nell’entroterra per affacciarsi poi con tutta la sua prepotenza di fronte al mare.

Partiamo.

1. COSA VEDERE NEL SALENTO DELL’ENTROTERRA: LA CAVA DI BAUXITE 

Ecco il primo puntino sulla nostra mappa: l’ex cava di Bauxite a pochi chilometri dalla stupenda Otranto, città che ispirò poeti e scrittori fra cui Horace Walpole che qui ambientò il suo romanzo gotico “The Castle Of Otranto”.

Una volta parcheggiata la macchina è tutta terra rossa.
Terra rossa che si impregna sulle scarpe e sui vestiti ma che soprattutto impregna gli occhi.
Il contrasto fra il rosso della terra ed il verde della vegetazione crea un ambiente pazzesco ancor prima di arrivare a scorgere l’acqua da lontano.

Ecco poi il classico ma mai scontato sospiro di meraviglia di fronte a quello che somiglia tanto ad un canyon attraverso il quale si è formata questa piccola cavità d’acqua, che a seconda delle ore del giorno crea riflessi di colori diversi che passano dal verde smeraldo all’azzurro intenso.

Siamo rimasti lì ad osservarla per un po’, scattando foto e fregandocene del vento che tirava forte ed alzava la polvere rossa ed incancellabile.
Abbiamo camminato osservando questo lago da diverse prospettive fino a che non è arrivato il momento di andar via.
Non neghiamo che saremmo rimasti lì fino all’ora del tramonto per poter osservare quel rosso accendersi ancora di più.
Divampare come un incendio che però non brucia: scalda solamente.

A quanto pare, la cava di Bauxite di Otranto è uno dei luoghi più fotografati del Salento.
Ed ha tutte le ragioni per esserlo.

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2. COSA VEDERE NEL SALENTO DELL’ENTROTERRA : CASAMASSELLA E LA DIMORA STORICA DE VITI DE MARCO

Ed eccoci arrivati alla seconda tappa.
E’ proprio qui che potresti fermarti a dormire, per godere del silenzio e della pace di una piccola frazione dove vivono meno di mille persone nel periodo di massima affluenza.
Casamassella è appunto l’unica frazione di Uggiano la Chiesa. 
Si trova nell’entroterra salentino ed è uno di quei luoghi che sembrano ancora fermi a 50 anni fa.
Dimenticati il cellulare, le preoccupazioni per il lavoro, l’affanno e lo stress che caratterizzano le giornate normali.
Qui puoi davvero rilassarti, staccare la spina e concederti il relax che desideri pur non trovandoti così lontano dai centri nevralgici del Salento.

La dimora storica De Viti de Marco è oggi in mano agli eredi e la proprietaria ce lo ha mostrato con grande disponibilità, accogliendoci nelle sale e nelle stanze adibite agli ospiti.
L’immenso giardino non lascia scampo: conquisterà anche te.
Non solo per la bellezza ed il silenzio che regnano sovrani in un contesto così ben curato ma anche per la piscina e la vasca idromassaggio incastonate nel verde del parco.

Un rimando al passato ma senza dimenticare i comfort del presente.

 

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3. COSA VEDERE NEL SALENTO DELL’ENTROTERRA: IL FRANTOIO IPOGEO DI UGGIANO LA CHIESA

 

Anche la nostra terza tappa è nell’entroterra del Salento ed è un borgo delizioso.
Qui è possibile visitare alcuni dei frantoi ipogei caratteristici del salentino.
La nostra guida, durante la visita, ci fa scendere le ripide scale che portano sul fondo del frantoio.
Entra poca luce e la costruzione interamente in pietra ci permette di respirare un po’ riprendendoci dal caldo che caratterizza il Salento a giugno.

I Trappeti – così chiamati nella tradizione salentina – venivano utilizzati per la produzione dell’olio d’oliva.
In questo grande ambiente, solitamente circolare, era posta al centro una pietra che veniva fatta girare da un mulo.
Era proprio grazie a questo animale che prendeva vita il processo di produzione dell’olio.
La temperatura nei frantoi ipogei non superava mai i 6° per evitare che l’olio si solidificasse.

Veniva poi lavorato in alcune vasche scavate nella pietra dove l’olio buono veniva separato da quello cattivo, impossibile da vendere.
Oltre alla zona di lavoro vi era anche la cucina, una stalla per il riposo del mulo ed alcuni angoli adibiti a dormitori per gli operai.

Nel corso dei secoli i frantoi ipogei sono stati sostituiti dai semi-ipogei e poi da quelli in elevato.
Oggi, i frantoi ipogei in Puglia sono aperti al pubblico per le visite guidate.

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4. COSA VEDERE NEL SALENTO DELL’ENTROTERRA : LA GROTTA ZINZULUSA

 

Ed ecco che arriva la meraviglia, quella che esplode sul bellissimo mare del Salento.
Questa grotta, vicino Castro, viene chiamata così per le sue formazioni carsiche.
Zinzuli” in salentino infatti vuol dire “stracci” in riferimento alle stalattiti che pendono dal soffitto come fossero stracci appesi.

Dopo una bella camminata, costeggiando la parete rocciosa con vista sul mare, si entra nella cavità della grotta.
Qui si è accompagnati da una guida lungo i 150 metri visitabili.
Oltre, vi è una zona sommersa praticabile solo dagli speleologi.

La grotta è un vero e proprio mondo delle meraviglie.
Percorrendo i primi metri ci si ritrova a passeggiare accanto a laghetti di acqua dolce e salata dove vivono i gamberi bianchi che, vivendo nel buio della grotta,
non hanno sviluppato la vista.
In quello stesso lago sono stati rinvenuti oggetti risalenti al paleolitico come anfore e utensili.

Le stalagmiti presenti nella grotta crescono di 2 centimetri ogni 250 anni; quando l’acqua si posa su esse crea le forme più impensabili.
C’è la possibilità di scorgere nel gioco di luci ed ombre quella che sembra la torre di Pisa – anche se noi abbiamo avuto più l’impressione che assomigliasse ad un gelato sciolto sotto il sole.
Oppure le facce dei presidenti americani come sul monte Rushmore.
Ancora, in alto, sembra di scorgere un presepe con la Madonna ed il bambinello in braccio.
Continuando il percorso lungo il corridoio sembra di vedere un bellissimo organo a canne.
Svoltando l’angolo, una piccola formazione di stalagmiti crea un’immagine simile a quella di una rana con tanto di occhio vigile che scruta la folla.

L’ultimo tratto – chiamato cripta – è il più affascinante.
Qui prima scorreva un fiume che spingeva l’acqua in maniera davvero violenta tanto da produrre sulle pareti dei veri e propri solchi a causa dei mulinelli che si venivano a creare.
A sinistra, vi è una cordicella che impedisce il passaggio: è l’ingresso alla zona dove solo gli speleologi possono spingersi.
Inoltre, proprio in quella zona buia, hanno trovato riparo i pipistrelli che ancora abitano la grotta.

Negli anni ’40 ci vivevano circa 50mila pipistrelli.
Alzando lo sguardo verso le volte si possono ancora vedere i solchi delle zampine.
Nel corso dei secoli, vista la loro presenza, si accumularono 60 tonnellate di guano compatto – ovvero i loro bisognini  – che ricoprivano il fondo della grotta e le pareti fino ad un livello di circa 7 metri.
Alcuni operai vennero incaricati di ripulire la zona per rendere la grotta esplorabile.
Dopo aver lavorato per dieci anni all’interno di quest’ultima, gli operai decisero di lasciare sulla parete delle dediche firmandosi con il guano stesso.
Ci sono date di nascita e la data di termine dei lavori : 1950.

All’interno della grotta, vicino alla cripta, è cresciuta una piccola piantina grazie al faro che è puntato proprio su di lei.
Questo probabilmente grazie ai pipistrelli che ancora la abitano e che di notte escono a procacciarsi il cibo: uno di loro avrà lasciato un semino lì.
Ed ecco la meraviglia, di nuovo.

A questo si può aggiungere la visita a Castro, un bellissimo borgo affacciato sul mare, e al suo castello Aragonese che oggi ospita un bellissimo museo archeologico con una guida davvero strepitosa.

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5. COSA VEDERE NEL SALENTO DELL’ENTROTERRA : POGGIARDO 

Ed eccoci giunti all’ultima tappa del nostro itinerario.
Poggiardo, un piccolo borgo bianco dove la vita scorre lenta e tranquilla.
Dove si gode di spettacolari tramonti sui tetti accompagnati dal canto delle rondini.
Dove ci si siede fuori dalle case a chiacchierare con i propri vicini.

Un borgo dove le strade sono lastricate ed arricchite dalle luminarie che caratterizzano la zona.

Non solo qui abbiamo provato un ottimo pasticciotto pugliese ma abbiamo anche avuto modo di visitare il parco archeologico chiamato oggi “Parco dei Guerrieri” dove sono custoditi tantissimi reperti di arte antica.
Poggiardo ci fa capire quanto il legame fra l’Italia del Sud e la Grecia sia indissolubile.

E’ proprio grazie alla vicinanza fra le coste del Salento e la Grecia che oggi abbiamo la possibilità di ammirare certi reperti così ben conservati.
Grazie al Salento uniamo i pezzi del puzzle e ampliamo le nostre conoscenze.

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Scoprire tutto questo è stato possibile grazie alla Regione Puglia ma non solo.
In quei giorni super intensi siamo stati accompagnati da una guida che ha avuto la capacità di supportarci e sopportarci.
Di rispettare gli orari e la tabella di marcia anche quando scappavamo a destra e sinistra come bambini dell’asilo per scattare ancora una foto, e poi un’altra ancora.
Ci ha capiti, soprattutto.

Ha capito che per un blogger, ma ancor di più per un viaggiatore, il tempo è fondamentale.
Quello per vivere il momento e incamerare le emozioni giuste senza fretta.

Il giornalista Alessandro Chizzini di TagPress.it è stato un amico durante i giorni trascorsi in Salento ed ancora oggi.
E’ per questo che ai motivi per cui amiamo la Puglia dobbiamo aggiungerne un altro : le persone che abbiamo incontrato.

Loro.

Un post condiviso da Alessandro Chizzini (@aleschy) in data:

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