L’Osteria I Malardot : Sentirsi a Casa nel Cuore della Romagna.

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Mangiare all’Osteria I Malardot, nel cuore della Romagna – precisamente a Poggio Torriana – è un po’ come tornare a casa. Ritrovare le proprie ciabatte lì dove le avevamo lasciate, sederci in poltrona, osservare le vecchie foto alle pareti ed ascoltare dell’ottima musica.


…Inizialmente ero anche un pochino spaventata.

Siamo arrivati a Poggio Torriana – non lontano dal paesino di Montebello – molto presto, quella mattina.
Molto presto se paragonato all’orario del pranzo, almeno.
Abbiamo parcheggiato intorno alle 10.15 nel piazzale sterrato di fronte all’antico casale che ospita l’Osteria de I Malardot.
Intorno a noi il silenzio.
Il silenzio ed il ronzio delle api.
Ecco, era questo a spaventarmi: il pensiero di dover rimanere lì fino all’orario di apertura del casale, intorno alle 12, senza poter evitare tutte quelle amabili bestioline di montagna, che in estate diventano ancora più assatanate e svolazzano senza sosta da un punto all’altro del pianeta terra.

Siamo arrivati praticamente in contemporanea con i proprietari del casale.
Non chiedeteci come mai ci siamo mossi così presto, sappiamo solo che dopo pranzo avevamo deciso di visitare il castello di Azzurrina a Montebello per poi tornare a Roma senza ulteriori soste. Una giornata bella tosta. Ma non vedevamo l’ora…. non l’abbiamo proprio vista infatti.

Battute infelici a parte, ci siamo seduti fuori dal casale, sulle sedie in vimini.
La tranquillità di Stefano, che in quel momento ha tirato fuori dal suo zaino taccuino e acquerelli da viaggio per iniziare a ritrarre il casale mi ha quasi disgustato, mentre io me ne stavo lì a schivare mosconi e vespe ogni 30 secondi, nascondendomi dietro alla sua sedia, pensando con convinzione estrema “così se dovesse arrivare un calabrone impazzito sbatterà prima addosso a lui“.
Che fidanzata modello, no?

Alla fine, però, sono state due ore piacevoli: un po’ di tempo per aggiornare i social, per respirare aria buona ed ascoltare il silenzio.

Appena le porte dell’osteria si sono aperte ci siamo catapultati dentro, non prima – purtroppo – di aver visto con i miei occhi un secchio di vernice vuoto ma pieno di animaletti della quale non ho voluto approfondire la specie.
Uno era verde, però. Molto grande.

La natura si sa, è anche questo.
Ed io ci scherzo ma a volte ne sono davvero terrorizzata perché ho un rapporto poco amichevole con gli insetti di ogni sorta.
Ma una volta varcata la soglia il problema resta sull’uscio e quello che ti aspetta è…casa.


MANGIARE ALL’OSTERIA I MALARDOT

Se sei come Stefano, puoi tranquillamente prendere un tavolo nel giardino del casale, per un pranzo all’aria aperta.
Se invece sei come me, ti consiglio di accomodarti all’interno.
Verrai immediatamente avvolto da una coccola che ti farà sentire a casa di una vecchia zia, di quelle che andavi a trovare da bambino e rimanevi incantato di fronte a certi oggetti di cui non sapevi bene neanche il nome.
Le foto antiche alle pareti, i mobili in legno scuro, vecchie poltrone dalla tappezzeria un po’ datata dove sonnecchia un cagnolone dolce.
E poi ancora enormi finestre aperte sulle colline circostanti, il calore del sole che entra ed illumina le cose.
Illumina anche…ma cosa sono quelle?! si, sono proprio delle vestaglie che pendono dolcemente da alcune grucce attaccate alle pareti.




Nelle sala in fondo è possibile pranzare in una zona verandata, con un soffitto ricoperto da vecchie sedie in vimini, resti di biciclette, oggetti di antiquariato.
Un mondo sottosopra.
Sembra quasi surreale.
E poi i dettagli che fanno la differenza, come quel quadretto che recita una dichiarazione d’amore alla Romagna.

Sedersi e ritagliarsi un momento di relax non sarà affatto difficile.

Il menù è ovviamente ispirato alla cucina romagnola: tutto si mangia accompagnato dall’ottima piadina della casa.
Fatti consigliare dai gentili proprietari, sapranno farti uscire soddisfatto!


Una foto pubblicata da Lucrezia & Stefano 👫 (@inworldshoes) in data:


L’Osteria I Malardot è un po’  “Romagna in fiore” un po’ “vecchia America” , mentre i Creedence Clearwater, in sottofondo, cantano “Proud Mary“.
E allora guardare fuori dai finestroni fioriti, far spaziare lo sguardo sulle colline ascoltando il rumore delle cicale e canticchiando “rollin’, rollin’ on the river…” diventa una magia dalla quale sarà un peccato riemergere a fine pasto.

Abbandonare questo casale, nonostante le ore passate ad aspettare aprisse fra vespe e grilli, è stato un piccolo dispiacere.
Dovevamo però dirigerci in fretta verso Montebello, ci aspettava la visita al castello infestato da quella famosa bambina che tutti chiamano Azzurrina.

E il pensiero iniziava già a spaventarmi.
Lo so, l’ho detto anche all’inizio.

Ma questa, è un’altra storia…

21 comments

  1. Oddio mi fa così strano leggere della mia terra! Tranne di Azzu, io e lei non ci prendiamo proprio 😉
    Avete praticamente pranzato a meno di dieci km da casa mia, grandi! Io non sono mai stata in questa osteria, ma adesso mi avete troppo incuriosita.
    Tra l’altro questa cosa di arredare ambienti che ricordano casa dei nonni, qui in Romagna, è una cosa che mi intenerisce sempre. Sarà la vecchiaia che incombe, ma mi ritrovo spesso a commuovermi perché tutti quei particolari, (le vecchie sedie, i quadretti, i tavoloni, i tessuti), ogni cosa insomma, mi ricorda la mia infanzia. Anche il canto delle cicale in aperta campagna!
    Capisco Stefano che ha trovato l’ispirazione per dipingere…forse perché come lui, sono parzialmente immune agli insetti. Nel senso che vanno tutti da Daniele e tormentano lui! ahahahahah!
    Bacioni ragazzi, che bello questo scorcio della mia amata Romagna 🙂
    Claudia B.

  2. Io mi vedo più come Stefano (ma senza acquarelli che il disegno non è il mio forte): ogni volta tra me e Marco sono io quella più coraggiosa con api e vespe, forse perché sono cresciuta sono in campagna e per me fanno un po’ parte dell’atmosfera xD viva mamma Romagna, che nutre con spontaneità e genuinità. Mi piacerebbe proprio avere una macchina per poter spostarmi da Bologna e andare alla scoperta di posticini come questo. Un bacione, cari 🙂

    1. Stessa cosa fra me e stefano, lui cresciuto in campagna è abituato io invece, se entra in casa una mosca, apro una guerra finché non riesco a cacciarla!
      Un bacione ragazzi <3

  3. Sapete che questi angoli di campagna, di vecchia Italia, quasi mi commuovono? sembrano appartenere a un mondo che sta svanendo… forse non è così, ma tutto si muove così in fretta che bisogna aggrapparsi al passato per trattenerlo. Secondo me l’Italia più dolce è quella nascosta 🙂

  4. Mosconi vespe insetto & co a parte (io non sarei sopravvissuta più di cinque minuti) è un posto che mi piacerebbe tantissimo. Magari in inverno, però, oppure all’interno, con tutte quelle bestioline lontano da me 😉 Bellissima in particolare la sala con la vestaglia e i ritratti appesi alle pareti!

  5. No ma che bel posto eh!? *_* Proprio come l’hai definito: una visita da una vecchia zia…se ne intravede anche il vestitino appeso! E quei marmetti a terra! *_*
    Dai insetti a parte che pace stupenda due orette in veranda con quell’aria e nessuno-nessuno! 😀
    Un bacio!

  6. Mi hai lasciato con il fiato in sospeso riguardo ad Azzurrina…
    L’osteria i Malardot invece mi trasmette un senso di tranquillità, la scelta perfetta nelle tipiche giornate primaverili. Riguardo gli insetti impara a conviverci, come hai detto tu stessa, la natura è anche questo 🙂 eheheh
    Un bacione :*

  7. Che bel posticino! Come lo avete trovato? Grazie di avercene parlato, me lo segno per quando vincerò le mie paure e… deciderò di visitare il castello di Azzurrina! Sono una fifona! 🙂

    1. il castello di azzurrina se si sceglie la visita diurna non è poi così spaventoso! 😀
      Stefano già conosceva questa osteria perché, essendo il padre romagnolo, venivano spesso qui quando era bambino! 😀
      Un bacione Vale <3

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