Il Manicomio Abbandonato a Roma: Santa Maria della Pietà.

manicomio abbandonato a roma
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Il più famoso manicomio abbandonato a Roma, nonché il primo ad essere stato aperto, è stato riconvertito negli ultimi anni in un parco dove fare jogging pieno di street art interessante. Scopriamolo insieme.


Un manicomio abbandonato a Roma.
Queste parole messe insieme potrebbero portarti ad immaginare qualcosa di terrificante e a procurarti un brivido lungo la schiena anche solo a vederlo da lontano.

Ti confesserò che anche io non ero proprio convinta di andare a passeggiare nel parco di un vecchio manicomio, in una bella giornata di sole di metà inverno.
Eppure mi sbagliavo e mi sbagliavo per due fattori:
1) a me piace qualsiasi cosa che sia un po’ macabra
2) poco prima di entrare ho visto varcare la soglia del cancello a mamme con la carrozzina o coppiette con il cagnolino al seguito.

E allora mi sono detta suvvia, entriamo e scopriamo cosa si nasconde dietro le mura altre di questo ex manicomio abbandonato.

Manicomio abbandonato a Roma : un po’ di storia

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Il manicomio di Santa Maria della Pietà ha origini antichissime, dobbiamo infatti scavare fino alla prima metà del 1500 per poter conoscere il nome del suo fondatore: il sacerdote Ferrante Ruiz. Inizialmente la funzione della struttura, che si trovava in centro a Roma, era quella di accogliere i poveri, i vagabondi ed i folli per accudirli.

Fu solamente agli albori del novecento che la struttura venne trasferita in una zona decisamente defilata dal centro : la collina di Monte Mario.
Questo manicomio provinciale iniziò a funzionare nel 1913 dopo l’inaugurazione tenuta da Vittorio Emanuele III in persona.

Quello che contraddistingue il manicomio abbandonato di Roma è che non si limita ad una sola struttura ma è un vero e proprio reticolato di edifici inseriti in un parco di circa 130 ettari.

I padiglioni erano moltissimi ma l’area era suddivisa rigidamente in due: una maschile ed una femminile.
Varcando il cancello ci si trovava in una città dentro la città, dove erano presenti lavanderie, falegnami, chiese ed anche una sala operatoria.

Chi veniva considerato folle, dannoso per se stesso o per gli altri, veniva portato qui con un certificato che ne attestava le condizioni mentali e tenuto in degenza in uno dei padiglioni, divisi a seconda del comportamento dei pazienti e non alle loro patologie.
Ad esempio il padiglione 28 era per i criminali, con mura di quattro metri a dividerli dall’esterno.
Vi era anche un padiglione per i bambini.
Ovviamente questa disorganizzazione a livello medico lasciava i pazienti in uno stato di isolamento e regressione che non li curava di certo ma anzi li rendeva ancora più aggressivi.

Ti ricorda un po’ Shutter Island? 
Anche a noi…

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La vita scorreva ripetitiva e sotto attenti controlli che nessuno mancasse all’appello ogni giorno.
Ogni tanto, ai pazienti veniva concessa una passeggiata nel parco di piante a fusto alto come le querce, i lecci o i pini, in occasione di alcune feste pubbliche e a quelli più meritevoli veniva concesso di aiutare lo staff medico nelle mansioni di ogni giorno.
Altri invece, molto più problematici, venivano addirittura legati al letto di notte per non permettergli di tentare la fuga.

Fra il 1956 ed il 1963 vennero curati più di 24mila pazienti, con un’ammissione annuale di almeno tremila persone.
Nonostante le rivolte che presero vita negli anni a venire e che accusavano questi di essere solamente luoghi di custodia e non di cura, dove i malati vivevano isolati e abbandonati a loro stessi in condizioni del tutto sbagliate, il manicomio di Roma rimase aperto ancora per moltissimi anni riducendo prima i pazienti e gli addetti ai lavori e chiudendo definitivamente solo nel 2000, dopo la legge Basaglia che diede di nuovo dignità ai malati chiudendo l’era della loro ghettizzazione

Uno degli ultimi pazienti ad uscire disse che era molto difficile per loro “entrare fuori ed uscire dentro“.
Per “dentro” intendeva ovviamente la città, il mondo sociale così importante per la legge Basaglia.


MANICOMIO ABBANDONATO A ROMA OGGI : COSA FARE E COSA VEDERE

manicomio abbandonato a roma

Sembrerà strano parlare di cosa fare e cosa vedere all’interno del parco o nei padiglioni di un ex manicomio di Roma.
Ma non è così, come ti abbiamo già detto prima.

Oggi questo posto si è convertito in uno spazio per i cittadini, in una testimonianza della storia che è custodita in musei ed opere di street art.
Non c’è più un fuori ed un dentro, ma solo un cancello a separare la strada trafficata da un parco dove poter godere di una giornata di sole.

Cosa poter fare allora al manicomio abbandonato a Roma oggi? 

  1. Passeggiare o fare jogging.
    Ti ricordiamo infatti che le varie strutture si snodavano per circa 130 ettari all’interno del parco.
    Un vero e proprio labirinto di viali alberati e padiglioni abbandonati.

2. Visitare il MUSEO DELLA MENTE.
Il museo della mente è stato inaugurato nel padiglione 6 nel 2000, con la chiusura del manicomio e la liberazione da una situazione indegna dei pazienti.
Oltre ad essere un museo molto interessante che ripercorre la storia del Santa Maria della Pietà, è anche un laboratorio che lavora costantemente con il pubblico attraverso associazioni sanitarie, istituti scolastici ed iniziative per promuovere la salute mentale.

3. Scovare tutta la street art in giro per il parco – molto importante anche per capire qualcosa in più di quello che era prima il manicomio e sulla situazione dei pazienti, su come dovesse essere il mondo visto attraverso i loro occhi.

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Non è possibile visitare i padiglioni, sono tutti chiusi, ma avvicinandosi alle porte di alcuni di essi si possono vedere alcune cose abbandonate come delle lettighe o dei registri. Sarebbe interessante poter fare una visita guidata al suo interno, ma ovviamente non è possibile.


MANICOMIO ABBANDONATO A ROMA : DOVE SI TROVA E COME ARRIVARE?

Il manicomio abbandonato a Roma si trova in zona Monte Mario, precisamente in Piazza S. Maria della Pietà 5.
La zona è defilata dal centro di Roma quindi, a meno che tu non sia auto munito è necessario prendere almeno un paio di autobus.

Partendo dal centro, ad esempio Piazza Venezia, bisogna arrivare fino alla fermata Plebiscito, prendere il 64 e scendere a Stazione S. Pietro, qui bisogna prendere un trenino (FL3 direzione Cesano)  che in 5 fermate ti porterà alla stazione di Monte Mario e da lì poi con una passeggiata a piedi di poco più di 500 metri arriverai a destinazione.

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8 comments

  1. Lo conosco bene, non lavoro poi molto lontano da lì e alcuni padiglioni sono stati adibiti a uffici come quello dell’ASL o del comune di Roma. Una mia amica riuscì ad affittare una piccola sala per festeggiare il suo compleanno e fu strano, musica e palloncini in un contesto simile, in bilico tra il grottesco e la rinascita. Il parco è molto grande e se non ricordo male anche ben tenuto. Mi fa piacere vedere che ci siano così tanti e nuovi murales 😊

    1. Si Ale, è veramente sorprendente come lo abbiano rivalutato e trasformato sebbene si respiri ancora un’aria di inquietudine passando vicino agli edifici abbandonati!

  2. In effetti fa molto Shutter Island o Qualcuno Volò sul Nido del Cuculo! Anche me le cose che hanno un qualcosa di inquietante attirato molto, e sicuramente il pensiero di quello che succedeva tra quelle mura non invoglia a trovarsi da quelle parti la sera.
    Comunque è impressionante leggere che fino al 2000 è stato operativo, a dire la verità pensavo che posti del genere avessero chiuso molto prima.
    Buona domenica 😍

    1. Mmm la sera spaventerebbe un po’ anche me.
      E’ vero, fino al 2000..assurdo!
      Infatti molti altri manicomi avevano chiuso già da tempo ma altri opposero molta resistenza fino a che non furono costretti!

  3. Adoro! *_* Tuttavia dal tuo racconto emerge che questo luogo abbia ormai perso quell’aura di mistero tanto cara agli urban explorer! Poi quando ho letto che i padiglioni sono comunque chiusi mi sono rincuorata 😛 Certi luoghi vanno rispettati e onestamente non ce li vedo i runner o le mamme con i passeggini. E’ come dimenticare o peggio ignorare il terribile ruolo di questa struttura. Come raccontava Alessia fa stranissimo sapere che alcuni padiglioni siano state ricontestualizzati. Altro discorso invece per i murales. Sono bellissimi e molto toccanti. Lou, se dovessero organizzare delle visite facci sapere!
    PS: ma sai che se non fosse stato per twitter non avrei letto questo post? La notifica via mail non mi è mai arrivata! O_O Un bacione!

  4. Si, probabilmente non ha più tanto mistero in sé ma quando ci sono stata io ho provato comunque una strana sensazione ad associare mamme con i bambini nel passeggino e padiglioni di un manicomio abbandonato.
    Comunque ti devo dire Dani che sta dando problemi anche a me! Non mi segnala più i nuovi post dei blog ai quali sono iscritta! Devo andarmeli a cercare!!! Bah!

  5. Eh purtroppo, per come sono stati trattati i “pazienti” nel corso degli anni, questi luoghi rappresentano ferite ancora aperte nel cuore delle città. Io lavoro in un ex manicomio, strutturalmente identico a quello che avete descritto voi; oggi le palazzine sono state tramutate in uffici, oggi sembra un parco bellissimo, oggi. Se però ci pensiamo razionalmente, questa odierna normalità, è la cosa che più stride con il pezzo di storia che ha toccato queste mura.

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