Alfons Mucha : di Praga e di Arte.

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E’ impossibile non imbattersi anche per caso nelle opere del pittore ceco Alfons Mucha, mentre si sta visitando Praga – la sua città natale.
Oggi ti invitiamo a non lasciare al caso questo incontro, parlandoti della storia che lo ha visto protagonista, della sua arte e di dove trovarla a Praga.


Lo scorso autunno a Roma c’è stata una bellissima mostra su un pittore forse ancora troppo poco conosciuto in Italia: Alfons Mucha.
Ho cercato in ogni modo di non perdermela, ma ogni volta succedeva qualcosa che mi impediva di vederla, soprattutto nel giorno in cui gli studenti pagano il biglietto ridotto per entrare ai musei – solitamente il lunedì o il martedì.

Come se non bastasse per mesi mi sono ritrovata sotto il naso, in ogni libreria in cui mettevo piede, uno dei volumi d’arte con le opere di questo pittore.

Grazie eh, grazie. Me lo fate apposta?

Così, per fare una pernacchia al destino abbiamo deciso di comprare il volume e di leggerlo, senza sapere che da lì a pochi mesi avremmo conosciuto di persone le  opere del pittore ceco in quella che è stata la sua città natale e la sua storia d’amore più grande : Praga.
Leggere quel manuale ci è servito molto per conoscere la vita e le ragioni che spinsero Alfons Mucha a creare alcuni cicli pittorici come quello de “L’Epopea Slava”, forse il suo lavoro maggiore.

Ma andiamo con ordine, parliamo un po’ della sua storia e di cosa vedere a Praga per ripercorrere i passi di questo artista dal sorriso contagioso.


CHI E’ ALFONS MUCHA ? 

Alfons Mucha nacque nel 1860 in Moravia, una regione dell’odierna Repubblica Ceca.
Spinto dalla madre agli studi religiosi e avvicinatosi all’ambiente patriottico durante il periodo del Ginnasio, Mucha cominciò ad acquisire quell’amore per le sue origine e per le tradizioni del suo popolo che avrebbero segnato in futuro la sua arte e la sua vita.

Dopo aver studiato arte per un paio d’anni a Vienna, Mucha si trasferì in una piccola città moldava lavorando come ritrattista.
Attirò l’attenzione del conte Belasi che, oltre a commissionargli la decorazione dei suoi castelli, lo prese sotto la sua ala protettrice, portandolo con sé in Italia, dove il giovane Mucha poté approfondire i suoi studi artistici.

Grazie agli aiuti economi del conte, Mucha studiò all’Accademia di Belle Arti a Monaco di Baviera e poi a Parigi, dove entrò in contatto con molti artisti dell’epoca fra cui Gaugin, suo grande amico.

Alfons Mucha divenne negli anni il maggior esponente dell’Art Nouveau, conosciuto soprattutto per i suoi fantastici poster pubblicitari dove venivano raffigurate figure femminili accompagnate da motivi floreali, simboli, colori e gioielli.

Il suo impeto patriottico non andò mutando, anzi si fece più forte con il passare del tempo.
Così, dal 1911 si dedicò alla creazione di un ciclo pittorico di grande importanza : l’Epopea Slava.
Venti dipinti dalle grandissime dimensioni, volti a dare rilievo alle vicende che caratterizzarono la storia delle popolazioni slave.

Nel 1928, una volta terminate, le tele vennero regalate alla città di Praga per celebrare il decimo anniversario della proclamazione della repubblica cecoslovacca.
Nel 1939, pochi mesi prima di morire, Mucha dovette assistere all’occupazione del territorio che tanto aveva amato da parte delle truppe naziste.
Venne arrestato dalla Gestapo a causa del suo spirito patriottico ma rilasciato per le sue gravi condizioni di salute.
Morì poco dopo, il 14 luglio 1939 e sepolto nel cimitero di Vysehrad.


COSA VISITARE A PRAGA PER CONOSCERE LA STORIA DI ALFONS MUCHA?

Essenzialmente i luoghi da visitare a Praga per ripercorrere le opere e la vita del pittore Alfons Mucha sono tre.

– LA CATTEDRALE DI SAN VITO –

 


Forse non lo sai, ma all’interno della maestosa Cattedrale di San Vito – visitabile grazie al biglietto cumulativo che comprende anche la visita agli interni del castello di Praga e al famoso vicolo d’oro con le sue minuscole casette di cui ti parleremo presto – c’è una vetrata diversa dalle altre.

Una vetrata arricchita dai colori più vari, da uno stile particolare e ben riconoscibile.
Una vetrata istoriata proprio da lui, da Alfons Mucha.
Oltre alla bellezza delle vetrate  – che creano fantastici giochi di luce quando baciate dal sole – all’interno della cattedrale di San Vito è possibile perdersi fra pietre preziose e tesori reali.
Al centro della navata vi è situato il mausoleo reale con la tomba di Ferdinando I d’Asburgo.
La cattedrale di San Vito è fra le più grandi d’Europa e al suo interno sono avvenute più di 30 incoronazioni di re e principi Boemi.

– VELETRZNI PALAC E L’EPOPEA SLAVA –

Nel palazzo delle esposizioni di Praga, al di là del fiume Moldava e sopra al quartiere ebraico – è possibile passeggiare fra i giganteschi pannelli del ciclo de “L’Epopea Slava”, opera realizzata da Alfons Mucha per dare voce alla storia difficile dei popoli slavi.
L’ingresso alle mostre è a pagamento: è possibile acquistare un biglietto cumulativo che ti permetterà di visitare tutte le mostre presenti all’interno del palazzo oppure acquistare un biglietto ad un prezzo nettamente inferiore ma con la possibilità di vedere solamente la sala dedicata alla bellissima opera di Alfons Mucha.
Noi per una questione di tempo e di soldi abbiamo optato per questa scelta, dedicando comunque un’ora alla sala che ospita la storia dipinta dalla mano attenta di Mucha.



 

– IL CIMITERO DI VISERHAD –

 

In questo luogo silenzioso, lontano dalla massa di turisti che affollano le vie del centro, riposano molti personaggi illustri del paese.
Fra splendide sculture e angusti passaggi fra le tombe, potrai trovare anche il luogo in cui riposa Alfons Mucha.

Noi ci abbiamo messo un po’ per trovarlo, senza cartina alla mano e con le prime luci del giorno, in un silenzio quasi assordante dove il rumore delle foglie spazzate via con cura da alcune suore, raggruppate all’interno di una sola sezione del cimitero, era l’unico sottofondo ad accompagnarci.

Poi lo abbiamo trovato, proprio vicino all’entrata.
Alfons Mucha è uno degli artisti più noti della storia ceca eppure la sua tomba è molto meno appariscente di tante altre.
Nessuna scultura maestosa, nessun epitaffio d’effetto.
Solamente una lastra di marmo nera ed il suo nome inciso in oro, accanto a quello di altre due persone.
Sul muretto, sotto alla lastra in marmo, alcune castagne ed una rosa.

Niente di più.

Portare un saluto ad un grande artista che ha reso migliore questo mondo attraverso la sua arte è sempre una bella cosa.
Visitare il cimitero di Viserhad e il parco circostante valgono da soli il viaggio in metropolitana che, in fin dei conti, non è neanche tanto lungo: solamente tre fermate dal centro storico di Praga.



Ti lascio con un pensiero scritto da Stefano durante il viaggio a Praga: una digressione sulla vita e le opere di Alfons Mucha. 

Un uomo ed un’artista che, come avrai capito, stimiamo molto.

 

La sua opera si propone come nemesi gentile di una storia dimostratasi rigida come il freddo che riempie le vie della città.
Orgoglio, forza, bellezza, unicità sono i valori a cui l’artista ceco decide di consacrare il lavoro di un’intera vita; e la città, il popolo, sceglie di ringraziarlo innalzando le sue opere in alto, come stendardo internazionale e allo stesso tempo tenendole gelosamente custodite come compagne di tutti i giorni.

Padre dell’Art Nouveau”, del “Liberty”, molti sono gli epiteti solitamente accostati al nome di Alfons Mucha; azzeccati, pertinenti , storicamente comprovati.
Ma ancor di più io sento che la piena comprensione dell’intento di Mucha avviene solamente nel momento in cui si riconosce il suo status di “padre della patria e dello spirito”, da non confondersi con un osteggiato patriottismo, un orpello retorico: non è volontà dell’artista quella di voler far figurare il popolo di appartenenza , la sua nazione al tavolo dei riconoscimenti internazionali – al massimo questa sarà una semplice conseguenza del suo lavoro – ma motore della sua azione è il tentativo di generare una redenzione spirituale quanto socio-culturale; vuole celebrare la storia slava e ceca descrivendone le tappe più significative, talvolta dolorose e crude, per attirare il giusto riconoscimento sugli sforzi di edificazione di uno status collettivo equilibrato e nuovo.

Celebra il lungo e faticoso percorso attraverso le tenebre di secoli segnati da inumanità e violenze, troppo spesso celati nelle memorie perdute della storia, fino al raggiungimento di una luce sociale.
Segni del “passaggio” sulla scena artistico-culturale del grande artista sono sparsi un po’ ovunque , in città come in periferia, e mostrano la sua grande caratura artistica e tecnica nello spaziare dalla produzione di opere quali le famose stampe serigrafie nelle quali compare l’inconfondibile uso delle geometrie, delle linee e degli accostamenti cromatici; alla progettazione di oggetti di design, loghi e arredi, come nel caso di locali pubblici (Cafè Savoy) ; la progettazione di parte delle vetrate della Cattedrale di San Vito; fino ad arrivare a quella che è riconosciuta come la sua opera più sentita e importante, il complesso di venti tele dalle dimensioni monumentali che rappresentano appunto la celebrazione materiale della storia ceca: “Epopea slava”.

E’ possibile contemplare e immergersi in questo viaggio storico-spirituale alla modica cifra di una manciata di corone per un biglietto al “Veletrzni palàc”.
L’inatteso vibrare dei colori fra le forme,immobilizzato dalle varie trame di pennellate ora grasse, ora quasi inesistenti, fa sentire soli a confrontarsi con ogni volto guardingo, ogni scena concitata, mentre i volumi dei corpi sono continuamente ridefiniti dalle ombre sature delle scene.

Un lavoro minuzioso nei particolari delle tecniche scelte per rendere la sensazione voluta, ma anche nella fase precedente la stesura vera e propria delle tele: è infatti noto come l’artista ceco, nel tentativo di amplificare al massimo grado la sua sensazione di appartenenza a quel mondo che si apprestava a raccontare, viaggiò per anni nelle varie regioni slave , fotografando e disegnando le forme, i personaggi, le scene che avrebbe poi inserito nella sua opera: sarebbe stato il vero e senziente popolo slavo a rivivere le scene che i loro antenati vissero nei secoli.
Per quanto detto finora trovo che il miglior modo per onorare la persona-personalità di Alfons Mucha sia considerarlo ancor prima che “Padre del Liberty”, “Padre della patria e dello spirito”.

19 comments

  1. Anche io avrei voluto visitare la mostra che hanno tenuto a Roma ma non ci sono riuscita! Mi piace molto questo itinerario alla scoperta di questo artista, lo terrò presente quando (?) visiteró Praga! A presto ragazzi!

    1. Io non riesco mai a visitare le mostre che vorrei..questa volta mi sono persa Hopper… chissà se farò a breve un viaggio in Massachusetts così da vedere dal vivo i posti che lo hanno ispirato! ahahaha
      un bacione <3

  2. Sapevo che avresti scritto un articolo su Mucha così accorato e vibrante di emozione. E’ impossibile rimanere indifferenti all’Art Nouveau, a Mucha in particolare poi! *_*
    La vetrata nella cattedrale del Castello è uno spettacolo per gli occhi, un po’ meno i turisti che si fanno i selfie! Li avrei uccisi! 😉
    Bello che sei andata a rendergli omaggio al cimitero…io non ci sono stata! 😛
    Buon fine settimana ragazzi!

    1. Non potevamo mancare di passare al cimitero di Viserhad, oltre ad essere un luogo bellissimo è anche un modo per rendere omaggio ad un grande artista!
      Un bacione Dani, buon fine settimana anche a te! <3

  3. Ho visto una mostra dedicata a Mucha -per pura fortuna- anni fa al Forte di Bard. Avevo studiato qualcosa su di lui alle superiori, ma un conto l’arte è vederla, un conto studiarla e basta.
    È stata una mostra che ho apprezzato, perché ripercorreva anche momenti storici e di vita, attraverso materiale fotografico. Ma l’ho apprezzata soprattutto per il grande impatto visivo delle sue opere.
    Oggi, grazie a voi, rivivo una grande emozione legata all’immenso (in tutti i sensi) ciclo, che non ho visto durante il viaggio a Praga. Ma lo rivivo grazie anche ad una descrizione ed una riflessione davvero limpide, emozionanti, profonde.
    Post da lode.
    Un bacione,
    Claudia B.

  4. Ho adorato la vetrata nella Cattedrale di San Vito, Mucha riesce sempre ad emozionare. E vi confesso che anche il vostro articolo ci è riuscito, bellissime le parole scselte e bellissime le foto!
    Un bacio

  5. Mucha mi piace molto come artista, anche se fino a oggi non conoscevo la sua storia né avevo mai visto opere diverse dai celebri manifesti. Anch’io mi mangio le mani per non essere andata a vedere la mostra quand’era a Milano, ma spero ci saranno altre occasioni di scoprirlo. Magari proprio a Praga – incrociamo le dita. Un bacione, ragazzi, e buon inizio di settimana! 🙂

    1. Ma sì, Praga è una meta abbastanza low cost e se becchi la giusta offerta vedrai che potrai gustarti le opere di Mucha nella loro città natale! <3
      Un bacione e buona settimana anche a te Chiara! 🙂

  6. Credo che Mucha e la sua arte siano una parte principale del viaggio a Praga e dall’articolo cosi dettagliato si vede che siete rimasti colpiti.
    Leggendo il post mi rendo conto che non ricordavo più nulla (sono pessima!).

    1. Se ti piace l’arte e vai a Praga non puoi saltare questi luoghi legati alla sua vita! *_*
      Ma no, non sei pessima! Spesso succede anche a noi…però è bello rinfrescarsi la memoria leggendone sul web! <3
      Un bacione Cri!

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